Le poesie di Simon non sono un commento alle sue sculture ma, sovente, precedono la sua operazione scultorea.
Perciò possiamo senz’altro affermare che l’operazione poetica costituisce un dato di straordinaria intensità emotiva che ci aiuta a capire in profondità, la sua fondamentale e prestigiosa attività nel campo della scultura veneta e internazionale.
Vogliamo dire che le sculture di Benetton sono il frutto di una appassionante ricerca di andare oltre l’impeccabile operazione artigianale per creare un linguaggio figurativo come Dimora dell’Essere del mondo.
Nel 1967 Simon Benetton ha realizzato un’opera in ferro intitolata Genesi. Un titolo significativo che rimanda, naturalmente, all’Origine del Creato o, se vogliamo, parafrasando Heidegger, al Dire Originario, al Verbo che si fa carne, luce, tenebre.
In fondo ad ogni cristiano c’è il dubbio, che tutto, alla fine finisca nel Nulla Eterno, l’angoscia di aver creduto nella dimensione infinita dell’Assoluto, del Dio della pace e del perdono.
Ecco che allora la scultura diventa Volontà di credere, Evento Natività dorata e circondata dal mandala di un cerchio perfetto, oppure allude, con forme massicce e slabbrate, all’Inferno di Dante e dell’uomo del nostro tempo.