LA GENESI POETICA DELLE OPERE DI SIMON

La parola di un artista, come lo è stato Simon, vive dentro le sue sculture perché nascono da una spontanea vibrazione poetica, da uno slancio aurorale che l’artista ha sentito fin da bambino, quando assieme al nonno botanico, osservava estasiato tra l’erba e i fiori le prime pianticelle che tentavano di aprirsi, con poche foglioline, un varco verso la luce: spinte da quell’impulso originario che la natura possiede e che Simon sprigiona attraverso le sue sculture in ferro.

Quando Simon Benetton adopera la fiamma ossidrica per dar vita esaltante alla grigia materia del ferro, la sua ansia creativa è fatta di parole che vibrano in sintonia con la rosa di fuoco del mezzo espressivo.
Tanto è vero che le sue sculture sono identificate da versi che sono metafore poetiche, in quanto riassumono le aspirazioni ideali del segreto pulsare delle linee e delle forme che si espandono nello spazio.

Versi composti come trame visive di un percorso lineare che richiama sovente la forma aperta o chiusa delle sculture: segni visibili dello spirito invisibile che tratta la materia come fosse il diaframma poetico del flusso inesauribile della coscienza inventiva.

La parola, come rosea fiamma nella poesia di Simon, è la stessa mano che si muove nello spazio per rivelare, attraverso l’aiuto della fiamma ossidrica, gli anfiteatri misteriosi del tempo e dello spazio, le armonie segrete di un antico vivere tra i boschi e piante inverdite di luci dorate e sfiorate dalla musica del vento di tramontana.

Il pensiero di Simon ricerca la metaforica diversione dello spirito divino e innalza cattedrali di ferro come essenze strutturali e lineari che conquistano lo spazio in ogni direzione.

Suono del silenzio

Suono del silenzio
brani di vita
acqua
terra
aria
sole
luce
Si Agita
un filo d'erba
Le foglie
danzano
il petalo
abbandona il fiore
Superfici di foglie colorate
illuminate dai viaggi della luce
lentamente
si adagiano
su ciuffi
d'erba
culla delle stagioni
del silenzio.

Labirinto

Corre
nello spazio
il filo
del pensiero.
Corre
come segno
preciso
della vitalità
dell'idea.
L'idea
diventa
segno.

Tratto da "Viaggio irrelato" Ed. Biblioteca Cominiana

Le poesie di Simon non sono un commento alle sue sculture ma, sovente, precedono la sua operazione scultorea.
Perciò possiamo senz’altro affermare che l’operazione poetica costituisce un dato di straordinaria intensità emotiva che ci aiuta a capire in profondità, la sua fondamentale e prestigiosa attività nel campo della scultura veneta e internazionale.

Vogliamo dire che le sculture di Benetton sono il frutto di una appassionante ricerca di andare oltre l’impeccabile operazione artigianale per creare un linguaggio figurativo come Dimora dell’Essere del mondo.

Nel 1967 Simon Benetton ha realizzato un’opera in ferro intitolata Genesi. Un titolo significativo che rimanda, naturalmente, all’Origine del Creato o, se vogliamo, parafrasando Heidegger, al Dire Originario, al Verbo che si fa carne, luce, tenebre.

In fondo ad ogni cristiano c’è il dubbio, che tutto, alla fine finisca nel Nulla Eterno, l’angoscia di aver creduto nella dimensione infinita dell’Assoluto, del Dio della pace e del perdono.
Ecco che allora la scultura diventa Volontà di credere, Evento Natività dorata e circondata dal mandala di un cerchio perfetto, oppure allude, con forme massicce e slabbrate, all’Inferno di Dante e dell’uomo del nostro tempo.