Periodi Artistici

Il Periodo del Volo 1970 - 1990 : all the artworks

Il Periodo del Volo 1970 – 1990

Al principio degli anni settanta la ricerca di Simon Benetton si indirizza verso l’elaborazione di una diversa spazialità che vede sempre maggiormente coinvolta la lastra di ferro tagliata con la fiamma ossidrica. In questi anni si pongono le basi per l’elaborazione di un nuovo principio dinamico che caratterizza l’identità stilistica di Simon Benetton. E’ il momento cruciale in cui al ritmo scandito dell’articolazione dei moduli si sostituisce quello generato dalla dinamica dei tagli sulla lastra, il ritmo quindi ha origine nella struttura unitaria della lastra ripetutamente tagliata e piegata, e non più nella dislocazione dei moduli nello spazio.

L’interesse di Simon Benetton è rivolto a piegare e forare la materia esaltandone le potenzialità, La “lastra di ferro non concede pentimenti” e richiede un lungo e accurato studio preliminare che si realizza solo attraverso il disegno. Significativi sono i numerosi schizzi elaborati n questi anni, in cui vengono studiate le torsioni e l’apertura a ventaglio della lastra tramite fitti e ripetuti tagli.
Nasce un inedito moto della forma nello spazio, costituito dall’articolarsi dei piani sotto i continui cambiamenti delle forze dinamiche e dalla creazione di graduali momenti di crescita in una costante tensione verso l’alto, come nelle opere macrosculture urbane Gesto del 1975 città di Treviso o Ulteriori Prospettive città di Triste del 1977.

Tale processo è accompagnato da una nuova ricerca metodologica in cui l’azione della fiamma ossidrica sostituisce il lavoro al maglio e taglia la lastra come fosse una materia manipolabile.
La ripetuta iterazione dei tagli si completa con la torsione e la rotazione della lastra in una dinamica articolazione spaziale.

La scultura diviene la proiezione plastica gesto-segno di Simon Benetton. La fitta trama dei tagli crea il suo disegno nello spazio attraverso il ritmico contrasto di pieno e vuoto, di materia e luce. La forma rigida della lastra si apre e si articola avvolgendo lo spazio circostante in un moto rotatorio verso l’alto. La luce penetra tra le liste di ferro divenendo a sua volta segno ed elemento strutturale che genera movimento. Il taglio permette a Simon Benetton di fendere il “Diaframma” per liberare il pensiero, il ritmo e l’energia che esistono potenzialmente nella lastra.

Come più volte ha sottolineato la critica, la liberazione della forma nello spazio è l’espressione di un pensiero costruttivo, l’immagine quasi simbolica di una pulsione vitale dello spirito umano che conquista lo spazio. E’ il momento del “Volo” come ama definirlo Simon Benetton.
Il particolare rapporto che si crea con lo spazio e l’ambiente circostante conferisce un valore architettonico all’opera stessa che vede la sua piena espressione nelle famose macrosculture, capaci di modificare con la loro presenza la percezione degli spazi pubblici e degli ambienti naturali.

La sperimentazione tecnica permette a Simon Benetton di elaborare una personale “grafia” capace di esprimere la dinamica del suo pensiero. In questo modo si configura chiaramente il valore ideografico del suo linguaggio, in cui l’opera scultorea è concepita come gesto – segno.
Attraverso una gestualità precisa e iterata nascono strutture plastiche in cui viene ripresa più volte una forma dinamica, aperta e aerea, espressione dell’energia vitale del pensiero che si libera nello spazio. Le forme si caricano di una particolare leggerezza e quasi si elevano in “Volo”, mentre la lastra attraversata dall’aria e dalla luce perde materia.