Periodi Artistici

L'Elaborazione del "Modulo" : all the artworks

ARMONIA ANNO 1982 FERRO CM 160X130

L’ELABORAZIONE DEL “MODULO“
1950-1970

La formazione artistica di Simon Benetton si basa su esperienze diverse rielaborate in modo personale fin dagli esordi nell’officina paterna e dalla frequentazione dell’Accademia di Belle Arti di Venezia. La lunga pratica sulla lavorazione del ferro si combina con suggestioni provenienti da diversi ambiti culturali, alimentate dagli interessi verso la scultura di Marino Marini, di Giacometti, di Manzù e di Henry Moore. In particolare nel contesto trevigiano è necessario sottolineare l’importanza dei contatti con Arturo Martini.
I lavori di questo periodo si distinguono per l’esplicito riferimento alla realtà e la predilezione per soggetti quotidiani come paesaggi, nudi, figure di animali.
Alla fine degli anni Cinquanta, nelle opere scultoree e grafiche emerge la volontà di allontanarsi dalla formazione accademica in virtù di una particolare esigenza di sintesi formale.

Significativi sono alcuni disegni del 1960-62 in cui la figura viene rielaborata e ridotta a elemento strutturale, mostrando stringenti relazioni con opere coeve o di poco successive come l’unione e Cordoglio del 1964-66.
La sperimentazione grafica di questi anni permette di chiarire l’elaborazione intorno al 1968 di un elemento formale modulare ormai slegato da ogni richiamo realistico e capace di creare nella sua ripetizione una libera scansione ritmica. Si tratta di un modulo, di un ideogramma che rappresenta la chiave strutturale delle sue invenzioni. Il modulo infatti è in grado di assumere un’infinità di posizioni e di costruire strutture ritmiche che si articolano in ogni direzione nello spazio. Rappresenta la “nota“ che crea il ritmo, secondo una definizione dello stesso Simon Benetton, e che distingue tutta la sua produzione scultorea tra il 1968 e il 1973.

La nuova forma plastica è ricavata tagliando il lingotto di ferro in parti modulari successivamente lavorate sotto il peso della pressa (il maglio) e saldate insieme per formare strutture ritmiche. Al centro dell’interesse è la proiezione dinamica e ritmica di questi moduli e la nuova conquista è lo spazio.
A tale proposito è significativa l’opera Atmosfera di un volto del 1968, in cui il richiamo figurativo del titolo (esplicito omaggio all’Atmosfera di una testa di Arturo Martini) si riferisce allo spazio circoscritto dalle forme modulari. L’opera suggerisce la presa di posizione di Simon Benetton di fronte alla traduzione e la rivendicazione di un linguaggio completamente personale che parte da una concezione plastica dello spazio.

Ormai la scultura è concepita come evento nello spazio e la figurazione è soltanto ritmica. La nuova dinamica spaziale è espressa chiaramente anche nei numerosi disegni di questi anni strettamente legati alla realizzazione di opere come Fedeltà e Verso la fede del 1969.
Sempre in questo periodo una limitata serie di opere scultoree come Diaframma Modulare e Nuovi Legami, sono state state realizzate attraverso l’accostamento dei materiali ferro-resina, anticipando di ben trentasei anni il concetto della materializzazione della luce promossa dell’artista.

La presenza del modulo contraddistingue la produzione di Simon Benetton fino al 1973. Tuttavia già dal 1970 si intravedono le basi dello sviluppo di una nuova elaborazione formale. Ben presto emerge un’altro aspetto nella ricerca di Simon Benetton in cui la forma plastica del modulo viene inserita all’interno di un contesto formato da lastre di metallo spezzate e lacerate. Le forme plastiche e curvilinee dei moduli si combinano con le rigide linee dei piani delle lastre e si elevano nello spazio, come si può vedere in Argomento X del 1971.